Il micromanagement è uno stile di management che, come dice il nome stesso, è caratterizzato dal controllo di ogni minimo dettaglio. Di solito un micromanager

  • Vuole avere sotto controllo gli aspetti più granulari delle attività svolte dai collaboratori
  • Pretende un costante feedback anche su mansioni a bassissimo valore aggiunto
  • Ha ridotte capacità di delega
  • Ha poca fiducia nei colleghi e nel gruppo

Conoscete qualcuno con queste caratteristiche oppure vi riconoscete in questo ritratto?

Beh, considerate che generalmente questo tipo di gestione del lavoro e delle persone non è una buona cosa ed è meglio correre ai ripari. Dico “generalmente” perché un caso in cui potrebbe essere necessario questo stile è quello in cui i collaboratori sono poco autonomi perché magari ricoprono da poco il loro ruolo, oppure in contesti caratterizzati da scarsa fiducia e collaborazione: contesti in cui non è comunque sostenibile lavorare a lungo.

In effetti spesso il tema del micromanagement è legato a quello della fiducia e della motivazione, che questo stile mette a dura prova. Un controllo eccessivo degli altri significa che non vi fidate che il vostro team possa lavorare secondo gli standard e finire in tempo. Forse pensate che non sono qualificati o non sono motivati, ma entrambe le cose – se ci pensate – sono vostra responsabilità di leader.

Fra l’altro, il problema è che più passate il tempo a gestire il lavoro altrui, meno tempo avete per fare il vostro, e le persone cresceranno poco o nulla. Insomma, un serpente che si morde la coda.

Il vostro essere micromanager potrebbe derivare da diversi aspetti, sui quali è opportuna lavorare impostando un piano di sviluppo personalizzato. Per esempio, potrebbe derivare da una scarsa capacità comunicativa: semplicemente non informate le persone su ciò che devono fare e sulle vostre aspettative.

Oppure avete un temperamento impaziente: non avete la pazienza di aspettare i giusti tempi per monitorare lavoro e risultati.

Altre volte capita che il micromanager deleghi alle persone sbagliate oppure deleghi senza dare effettivo potere di azione ai collaboratori, che di fatto sono bloccati e per fare qualsiasi cosa hanno sempre bisogno del capo.

La situazione più grave sulla quale riflettere è però questa: non è che in realtà volete controllare tutto e volete essere indispensabili perché non volete trasferire le competenze alle persone per paura di vederle crescere e quindi essere superati nella carriera?

Beh se lavorate in un’azienda di questo tipo, sostanzialmente anti-meritocratica, allora forse è il caso di valutare alternative. Se invece non è così, allora attenti, perché in realtà state zavorrando la vostra carriera. Ricordate che la vostra carriera è legata a quella delle persone che fate crescere!

Concludo citando un proverbio cinese che recita più o meno così:

Un buon manager è meglio quando le persone sanno a malapena che esiste.
Non così bene quando le persone obbediscono e lo acclamano.
Peggio quando lo disprezzano.

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