Oggi voglio raccontarvi una storiella:

“Alcuni porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si strinsero vicini, vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l’uno dall’altro. Quando poi il bisogno di riscaldarsi li portò nuovamente a stare insieme, si ripeté quell’altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro fra due mali. finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione”

Questa storiella è nota con il nome di “Dilemma di Schopenhauer”, il filosofo tedesco che la raccontò come metafora per significare che gli individui hanno bisogno di interazione sociale, ma più si avvicinano più possono ferirsi reciprocamente (emotivamente in questo caso).

Questa metafora funziona sia in ambito personale, dove possiamo avere persone più “appiccicose” e altre più “evitanti”, sia in ambito professionale e lavorativo.

Da questo deriva nel team un equilibrio instabile basato sulla continua ricerca di soddisfare due bisogni complementari e fondamentali come quello di autonomia e di relazione delle persone.

Per il leader, la sfida sta nella capacità di prestare la giusta attenzione sia ai singoli che al gruppo, nella consapevolezza che la performance del team deriva dalla coesione e dall’integrazione delle singole individualità, piuttosto che dalla valorizzazione di poche persone di spicco che possono generare risultato, ma provocare demotivazione nel resto della squadra.

E voi che ne pensate? Scrivetemelo nei commenti!

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