La settimana scorsa abbiamo visto la piramide di Maslow, mentre oggi vedremo la teoria dei sei bisogni di Anthony Robbins. Come molti di voi sapranno, Robbins è un life coach americano noto per i suoi numerosi scritti sullo sviluppo personale.

Secondo Robbins, ci sono 4 bisogni di livello base e 2 di livello superiore. Vediamoli insieme.

Il primo bisogno base è quello di sicurezza, sia fisica che psicologica. È questo il motivo per cui le persone preferiscono rimanere nella propria area di comfort in cui essere tranquille e trovare conferma dell’idea di se stesse che si sono create.

Il secondo bisogno base sembra contrastare il precedente: si tratta del bisogno di varietà. Se infatti fossimo troppo sicuri, interverrebbe la noia, figlia di attività sempre uguali nelle quali siamo già bravi, ma che non ci permettono di imparare più nulla o di metterci alla prova. Per contrastare la noia, le persone si impegnano in tante attività diverse, sia lavorative che extra lavorative: studiano, fanno sport, viaggiano, hanno una vita sociale.

Il terzo bisogno base è il bisogno di sentirsi importanti. A tutti piace essere considerati importanti da parenti, amici, colleghi… quando non ci sentiamo abbastanza apprezzati rischiamo di “fare le vittime”, così da attirare l’attenzione degli altri.

Il quarto bisogno base secondo il modello di Robbins è il bisogno di unione, di collegamento con qualcosa o qualcuno, di far parte di un gruppo o di un progetto lavorativo. Per soddisfare questo bisogno, le persone fanno famiglia, lavorano in gruppi, ecc. Senza contare che a questo bisogno appartengono anche la connessione spirituale con Dio o anche con se stessi.

A questi quattro bisogni di base, se ne sommano altri due di livello superiore: il bisogno di crescere e il bisogno di contribuire.

Per quanto una persona possa sentirsi sicura, importante, ecc., se non ha la sensazione di crescere, prima o poi cercherà un contesto diverso in cui realizzarsi. Allo stesso modo, se ha la percezione di non poter contribuire ad una causa comune, prima o poi perderà interesse a farne parte, si sentirà poco utile.

In sintesi, non dovete mai dimenticare che le persone che fanno parte della vostra squadra vogliono tutte soddisfare i propri bisogni. Provate a chiedervi: “Il mio collaboratore, lavorando con me sta soddisfacendo i suoi bisogni?” Come potete dargli sicurezza, varietà, importanza, senso di appartenenza? E soprattutto come lo aiuterete a crescere e a contribuire alla causa comune?

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