Perché alcuni leader hanno successo, mentre altri falliscono? Quali sono le caratteristiche di un buon leader? A queste e ad altre domande hanno cercato di rispondere moltissimi studiosi. La verità è che non esiste una “combinazione magica” di caratteristiche che renda un leader di successo, e soprattutto che lo renda tale in ogni circostanza.

Ciò non significa, tuttavia, che non si possa imparare a essere un leader efficace. Capire i diversi approcci alla leadership può aiutarti a migliorarti e ad adottare quello migliore nel tuo contesto, in modo da poter utilizzare l’approccio giusto per la tua situazione.

Possiamo classificare le teorie sulla leadership in cinque grandi gruppi che cercherò di descrivere qui di seguito in sintesi.

Teorie dei tratti

Le teorie dei tratti sostengono che i leader efficaci condividono una serie di caratteristiche comuni della personalità, i “tratti” appunto. Le prime teorie sui tratti affermavano che la leadership è una qualità innata e istintiva: leader si nasce, non si diventa. Decine sono le ricerche condotte nella prima metà del Novecento che cercano di individuare con certezza le caratteristiche del buon leader. Tutte molto interessanti, ma nessuna definitiva. Tra le caratteristiche principali venivano indicate: intelligenza, integrità, empatia, assertività, fiducia in se stessi, capacità decisionale, ecc.

Negli ultimi decenni questa impostazione è stata ampiamente superata. Intanto, si è affermata la consapevolezza che leader si diventa, non si nasce. In secondo luogo ci stiamo concentrando su cosa possiamo fare per sviluppare qualità di leadership all’interno di noi stessi e degli altri. Le teorie dei tratti ci aiutano a identificare le qualità che sono utili per guidare gli altri. Tuttavia, nessuno di questi tratti, né alcuna combinazione specifica di essi, garantirà il successo in automatico. Inoltre, questo approccio risulta un po’ troppo statico.

Teorie comportamentali

Le teorie comportamentali si focalizzano invece su come si comportano i leader nell’esercizio del loro ruolo.

Lewin, Lippit e White (1939)

Il primo studio in questo senso è quello di Kurt Lewin pubblicato nel 1939. Secondo Lewin ci sono tre tipi di leader:

  • Il leader autocratico: questo leader prende decisioni senza consultare il team. Questo stile di leadership è considerato efficace soprattutto quando le decisioni devono essere prese rapidamente, quando non c’è bisogno di informazioni ulteriori e quando l’accordo di squadra non è necessario per un esito positivo.
  • Il leader democratico: questo leader consente al team di dare informazioni prima di prendere una decisione, rende tutti partecipi, è amichevole e disponibile. Questo stile è efficace quando l’accordo di squadra è importante, ma può essere poco utile quando ci sono molte prospettive e idee diverse.
  • Il leader “laissez faire”: questo è un leader permissivo, che lascia agire il gruppo e i singoli senza intervenire. Questo stile è efficace quando il team è altamente professionalizzato, motivato e non necessita di una supervisione stretta, ma può fallire negli altri casi, soprattutto se il laissez faire deriva da pigrizia o incapacità del leader.

Bales (1953)

Robert Bales ha invece individuato questi due poli opposti di leadership:

  • Il leader socio-emozionale
  • Il leader centrato sul compito

Il primo si occupa soprattutto della relazione tra i membri del gruppo, mentre il secondo è concentrato sulla realizzazione del compito affidato. Bales sostiene che ogni leader si pone tra i due poli, per cui qualcuno è più orientato alle relazioni qualcuno più al compito. Probabilmente la posizione sulla scala dipende sia dalle caratteristiche del leader che dal contesto in cui opera.

Blake e Mouton (1964)

La griglia manageriale Blake-Mouton è stata pubblicata nel 1964. Anch’essa parte dall’individuazione di due dimensioni principali: l’interesse per le persone e l’interesse per la produzione (in modo simile al modello di Bales), ma lo rende più complesso costruendo una matrice ortogonale nella quale ogni dimensione viene valutata con un punteggio da 1 a 9 (vedi immagine seguente).

A secondo dei punteggi, vengono quindi individuati 5 stili di leadership:

  • Stile povero: scarso interesse per le persone e per la produzione, entrambi bassi. Il leader interviene poco.
  • Stile ricreativo: in questo caso c’è un alto interesse per le persone, ma poco per la produzione. Naturalmente in questo caso il leader favorisce un clima positivo, amicale, ma la produzione può risentirne.
  • Stile di squadra: alto interesse per entrambe le dimensioni. È un leader che ha alto interesse per entrambe le dimensioni, quindi preferibile agli altri.
  • Stile autoritario: alto interesse per la produzione, scarso per le persone. In questo caso il leader è orientato agli obiettivi anche a discapito del team.
  • Stile intermedio: Blake e Mouton individuano anche uno stile intermedio, a metà strada su entrambe le dimensioni.

Chiaramente, il comportamento del leader influisce sulle prestazioni. I ricercatori hanno capito, tuttavia, che molti di questi comportamenti di leadership sono appropriati in momenti diversi. I migliori leader sono quelli che possono utilizzare molti stili comportamentali diversi e scegliere lo stile giusto per ogni situazione. Questo ci porta al terzo gruppo di teorie sulla leadership.

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