Come si collegano i due concetti espressi nel titolo? Cercherò di spiegarlo nel seguente articolo.
Quando un’azienda mi contatta per supportarla nella “digital transformation” non lo fa perché sia un esperto di sistemi informatici, anche se me la cavo con la tecnologia, ma proprio in quanto business coach. Perché accade questo? Perché in realtà la trasformazione digitale non parte tanto dalla tecnologia quanto dalle persone che devono usarla o proporla ai propri clienti. Facciamo degli esempi.
Ho lavorato con un’azienda che ha fornito tutti i suoi venditori di tablet per gestire le vendite, ma il risultato è stato inizialmente uno scarso utilizzo dello strumento e addirittura una diminuzione delle vendite. Perché? Semplicemente i venditori temevano il cambiamento e non provavano più l’ebbrezza di far firmare al cliente dei moduli!
In un altro caso, la digitalizzazione del comparto amministrativo ha rallentato i processi anziché velocizzarli. Perché? Perché nonostante l’ingente investimento in hardware e software moderni, gli impiegati continuavano ad usare la carta e poi scannerizzavano i documenti per archiviarli con il nuovo sistema, perdendo il doppio del tempo! In pratica avevano gli strumenti digitali, ma continuavano a ragionare in termini analogici tradizionali.
E si potrebbero fare altri esempi: forse anche voi ne avete.
Insomma, la trasformazione digitale riguarda la tecnologia, ma riguarda soprattutto le persone che lavorano in azienda. Le aziende che investono nelle persone, ne favoriscono lo sviluppo e rispettano le loro idee, costruiscono una fedeltà che rende la gestione dei cambiamenti molto più facile da realizzare. I dipendenti devono essere tutti dalla stessa parte nel portare avanti la trasformazione digitale: in caso contrario, il cambiamento sarebbe solo momentaneo e non a lungo termine!
Ma il primo a dover portare avanti il cambiamento è proprio il leader. In caso contrario, il rischio è quello di fallire nel processo di innovazione!
Nei casi di successo, la prima cosa che appare evidente è il fatto che il leader (lo stesso amministratore delegato per intenderci) vive la trasformazione tecnologica in prima persona e la guida presso i suoi dipendenti: non è possibile che l’azienda cambi mentalità se non lo fa il suo leader. La prima cosa da tenere presente, quindi è che il leader guida il cambiamento.
Allo stesso tempo, il leader deve essere saldo nella difesa dei valori dell’azienda: le tecnologie cambiano con una velocità impressionante, ma la cultura aziendale deve rimanere salda nei suoi principi. In effetti, prima di cambiare i processi, il leader deve chiedersi se la cultura aziendale è pronta per affrontare la trasformazione digitale: esiste uno spazio aperto in cui le esperienze dei dipendenti e dei clienti sono protagoniste? Le persone sono al centro? Il cambiamento viene pianificato? L’innovazione è al centro dell’attenzione? Sono tutti aspetti centrali della cultura aziendale: il leader deve esserne custode e promotore, facendo sì che il cambiamento avvenga in modo quasi automatico.

In questi casi il coaching per una leadership del cambiamento può essere un supporto fondamentale affinché il cambiamento diventi stabile e produttivo.

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